PANE CARASAU: Il Pane Sardo dalle mille qualità

 

Il Pane Carasau, protagonista indiscusso dell’alimentazione sarda, è stato il nutrimento essenziale dei pastori durante i lunghi viaggi per i quali non potendo trasportare molto carico, lo utilizzavano anche come piatto per le loro pietanze. La lunga conservazione di questo tipico pane sardo, garantiva agli uomini da pascolo un prodotto sempre fresco, buono e soprattutto versatile.

È semplice infatti rispondere alla domanda più frequente: Come si mangia il Pane Carasau?

 

Grazie alla sua versatilità è perfetto da solo come semplice snack, come crostino su cui spalmare creme di verdure oppure come particolare base su cui disporre salumi e formaggi.  Spesso infatti,  viene utilizzato in sostituzione di piatti e taglieri per presentare sfiziosi antipasti di salame, salsiccia e formaggio accompagnati da deliziosi vini sardi.

Non solo fresco e croccante, il Pane Carasau è ottimo anche cotto al forno: si trasforma infatti, in deliziose millefoglie per tortini, lasagne o pasticci.  Un prezioso alleato inoltre anche per quelle giornate in cui non si sa cosa cucinare, in cui si è di fretta ma non si vuole rinunciare al gusto e ad un pasto sano: tagliate qualche fetta di peretta, il classico e conosciuto formaggio sardo detta anche provola sarda, disponetela sul pane carasau, infornate per 2 minuti e gustate uno dei piatti più veloci e saporiti che si possa mangiare. Il profumo sprigionato nell’aria e la bontà della peretta fusa sono un invito a prepararne sempre di più e sempre più spesso.

Non esistono limiti a questo speciale pane croccante sardo.

Ma come si fa il pane carasau di qualità?

Come si ottiene un prodotto artigianale d’eccellenza?

Indubbiamente rispettare i tempi di lievitazione. Solo in tal modo si riesce ad offrire un prodotto che sprigioni il sapore inconfondibile della semplicità e genuinità.

Solo in tal modo si riescono a produrre sfoglie sottilissime di pane biscottato, così croccanti da produrre un suono particolare quando vengono spezzate che per via di questa singolare caratteristica, è anche chiamato “carta da musica”.
Se il pane è ben lievitato oltre ad essere più gustoso, raggiunge la sua massima espressione anche dal punto di vista organolettico. Non va inoltre sottovalutato che attraverso la lunga lievitazione, si riduce l’indice glicemico favorendo ed agevolando quindi il pancreas nell’elaborazione degli zuccheri contenuti nel pane. La lievitazione attenta al rispetto delle tempistiche, favorisce ovviamente la digeribilità. Aspetto non trascurabile per apprezzare maggiormente il prodotto e per essere inserito tra gli alimenti che contribuiscono alla sana ed indiscussa alimentazione sarda che da anni si rende protagonista di numerosi studi.

Nel momento in cui il pane non viene ben lievitato, alcuni enzimi, detti proteasi, non hanno avuto il tempo necessario di aggredire sufficientemente il glutine che quindi continua il suo percorso arrivando al nostro organismo; quest’ultimo dovrà lavorare per digerire il prodotto, motivo per cui si percepisce pesante e non adatto al nostro corpo.

La nostra filosofia invece è quella del totale rispetto dei tempi, della totale lavorazione naturale. Questo permette agli enzimi, le proteasi, a partire già dalla terza ora di lievitazione, di attaccare il glutine e “prepararlo” per il nostro apparato digerente. Comunemente si pensa che lievitare un prodotto vuol dire ottenere una “pallina” di pasta gonfia mentre per noi a prescindere dalle dimensioni, l’impasto deve essere maturo ovvero deve aver fermentato per un tot di ore specifiche. Il fatto che la “pallina” di pasta si gonfi o che più tecnicamente raddoppi il volume, non è sinonimo di ottima lievitazione. È possibile aumentare il suo volume semplicemente aumentando la quantità di lievito a dismisura ed in un quarto d’ora è possibile infornare ma ovviamente la qualità del prodotto si ridurrà drasticamente. Digeribilità, fragranza, sapore e profumo accuseranno il mancato corretto processo e lasceranno spazio ad un prodotto di scarsissima qualità.

Preferiamo invece rispettare i tempi, produrre come una volta seguendo la lievitazione di oltre 12 ore nei teli di lino e cotone per conferire al nostro pane leggerezza e conservabilità.

Grazie alla sua bontà senza tempo, ha ricevuto infatti numerosi riconoscimenti tra cui il 1° premio Roma e si è meritato un ruolo da protagonista nella cucina contemporanea.

Non a caso infatti, il pane carasau Janas è uno tra i più richiesti sia nel sua versione classica che in quella guttiau con olio e sale.

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